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Armadietto dei medicinali, che disastro!

Armadietto dei medicinali, che disastro!

26 maggio 2011La gestione dell'armadietto dei medicinali da parte degli italiani? Disastrosa.

Armadietto dei medicinali, che disastro!
 
 

Il dato emerge da un'inchiesta dell'associazione di difesa dei consumatori Altroconsumo, che ha sottoposto prima un questionario online ai suoi soci e poi ha effettuato visite-campione nelle case per analizzare le scorte domestiche di farmaci.


In alcuni casi, una piccola farmacia casalinga. Collocata, quasi una volta su due, in un luogo sbagliato, come è il bagno. Ma vediamo brevemente cosa si deve fare per un armadietto dei medicinali a prova di guai:

  • Il bagno e la cucina sono i posti peggiori in cui sistemare l'armadietto dei medicinali, perché la luce, il calore e l'umidità possono accelerare il processo di deterioramento dei farmaci.
  • Sarebbe meglio collocarlo nella camera da letto degli adulti o nel ripostiglio. Se è possibile, invece di una scatola o di un cassetto, sarebbe meglio un armadietto chiuso a chiave, posto lo­tano dalla portata dei bambini.
  • Organizzare l'armadietto tenendo conto della composizione della famiglia, separando i farmaci per gli adulti da quelli per i bambini.
  • Evitare l'accumulo delle confezioni, controllando cosa c'è, prima di andare in farmacia. Un armadietto delle medicine ideale dovrebbe contenere, oltre al materiale di primo soccorso (disinfettante, antisettico, cerotti, bende, termometro), solo i farmaci prescritti dal medico per curare una malattia acuta o cronica e pochi farmaci da banco: un analgesico-antipiretico per adulti e uno per bambini, un farmaco antiacido per i bruciori di stomaco, una pomata per arrossamenti, prurito e punture di insetti, una crema o gel per il dolore muscolare.
  • Tenere i farmaci nella loro confezione originale, con il foglietto illustrativo all'interno, scrivendo sulla scatola i consigli del medico e le dosi da assumere (può essere utile per un utilizzo successivo dello stesso farmaco). Controllare periodicamente - almeno una volta all'anno - la data di scadenza dei farmaci.
  • Se scaduti, ricordare che i farmaci sono rifiuti speciali: separare gli imballaggi di carta dal farmaco vero e proprio, che va invece buttato in appositi contenitori in farmacia.
  • La maggior parte dei farmaci ha un periodo di validità da uno a cinque anni, ma una volta aperta la confe­zione, se le singole dosi non sono confezionate ciascuna in modo indipendente, la data di scadenza stampata sull'etichetta si riduce.
  • I farmaci non monodose (come i colliri in boccetta, creme e gel in tubetto, spray nasali, sciroppi) sono meno stabili delle formulazioni solide (ad esempio compresse e pillole). In particolare, per i colliri il problema della stabilità è strettamente legato al tipo di conservante antimicrobico (che inibisce la crescita dei batteri).
  • In generale le soluzioni liquide (come sciroppi e gocce orali) devono essere utilizzate entro sei mesi dall'apertura. Al contrario il collirio, una volta aperta la boccetta, scade in genere nel giro di 15 giorni al massimo (e dovrebbe essere conservato in frigorifero). Per questo tipo di farmaci, è quindi opportuno annotare sulle confezioni come promemoria la data della prima apertura.


Un capitolo a parte meritano gli antibiotici. Negli armadietti delle case degli italiani ce ne sono troppi, accumulati inutilmente, visto che molto spesso le confezioni rimangono intatte, prescritte dai medici non per una reale necessità, ma «nell'eventualità che possano un giorno servire». Inoltre, gli antibiotici sono frequentemente utilizzati di testa propria. C'è chi assume antibiotici avanzati da una cura precedente, e li usa per automedicare un'influenza o un raffreddore che invece, essendo di origine virale, non si curano con questo tipo di farmaci. O ancora c'è chi interrompe la terapia prima che il ciclo prescritto dal medico sia completato, aumentando il rischio di sviluppare ceppi batterici che non rispondono più agli antibiotici. Il consumo eccessivo e inappropriato degli antibiotici, che ha raggiunto livelli preoccupanti in tutta Europa, ma soprattutto in Italia, fa sì che i batteri diventino sempre più resistenti alle cure.

Cosa c'è di sbagliato nell'approccio degli italiani all'automedicazione? Spiegano ad Altroconsumo: "Una pillola per ogni fastidio: è un'idea ormai molto comune. Non appena si presenta un mal di gola o mal di testa, il pensiero corre subito al rimedio farmacologico. La maggior parte delle volte senza chiedere il parere del medico, visto che per alleviare questi fastidiosi sintomi ci sono i farmaci da banco, quelli venduti senza ricetta. Tuttavia, anche l'uso sicuro di questi medicinali richiede conoscenza, buon senso e responsabilità. Il fatto che siano venduti liberamente non significa che non abbiano princìpi attivi potenzialmente pericolosi, che possono causare effetti indesiderati anche gravi. Ad esempio, gli analgesici di uso frequente, come l'acido acetilsalicilico possono irritare lo stomaco, causare disturbi digestivi, ulcere e sanguinamento. Molti non sanno che l'aspirina non va usata da chi ha meno di sedici anni a causa del rischio delle sindrome di Reye (malattia fatale che colpisce cervello e fegato). Allo stesso modo, il paracetamolo (Tachipirina) può provocare problemi epatici e, se assunto in eccesso, danneggiare gravemente il fegato. Altro problema è rappresentato dai farmaci combinati (contenenti più principi attivi), che in genere noi sconsigliamo: in primo luogo perché non ci sono prove che diano un valore aggiunto in termini di efficacia nelle cure, in secondo luogo perché più principi attivi insieme finiscono per moltiplicare gli effetti indesiderati.

 
 

Fonte: Armadietto dei medicinali: gli errori da evitare. Newsletter Altroconsumo 03/05/2011.

 



 
 
 
 
 
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